Cumulo e Casse Professionali

Cosa fare se non pagano la pensione in cumulo?

Nonostante che l'iter applicativo del Cumulo Contributivo sia stato completato nell'aprile 2018 (dopo oltre 15 mesi dall'entrata in vigore della legge n.232 del 2016 !), persistono ancora ritardi delle Casse Professionali e, specialmente, dell'INPS nel "liquidare" (ovvero calcolare) ed erogare effettivamente le Pensioni in Cumulo.

Quali sono i tempi di legge per ricevere la pensione?
Per i dipendenti pubblici la legge n.140 del 28 maggio 1997 all'art. 3 stabilisce: "Il trattamento pensionistico dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche, è corrisposto in via definitiva entro il mese successivo alla cessazione dal servizio. In ogni caso l'ente erogatore, entro la predetta data, provvede a corrispondere in via provvisoria un trattamento non inferiore al 90 per cento di quello previsto, fatte salve le disposizioni eventualmente più favorevoli."
La legge n.241 del 1990 ha stabilito che tutte le pubbliche amministrazioni sono tenute a concludere i procedimenti con un provvedimento formale; la legge n.69 del 2009 ha quindi stabilito la tempistica da rispettare per la conclusione del procedimento, indicando un termine generale di 30 giorni, che può essere esteso dai regolamenti interni degli Enti a non più di 90 giorni dal ricevimento della domanda del cittadino.
Con la determinazione n. 47 del 2 luglio 2010, l’Inps ha emanato il proprio Regolamento per la definizione dei termini di conclusione dei procedimenti a norma dell’art. 2 della legge 241/90, come modificata dall’art. 7 della legge 69/2009.
Il Regolamento Inps si applica a tutti i procedimenti amministrativi di competenza dell’Istituto che prendano l’avvio ad istanza di parte, fissando per la maggioranza dei casi a 60 e a 90 giorni la scadenza per l’adozione del provvedimento conclusivo.


E se invece i tempi si allungano troppo, cosa fare?
Nell'ambito del Comitato "Cumulo e Casse Professionali" sono emerse diverse possibilità di azioni legali per ottenere quanto spetta di diritto, che si riportano qui di seguito, con l'avvertenza che le note che seguono sono a titolo meramente informativo e non comportano alcuna responsabilità del Comitato o del sito, i quali non svolgono attività di patronato o di consulenza legale; si raccomanda pertanto, prima di intrapprendere qualsiasi azione, di rivolgersi ad un patronato o ad un avvocato, esperto in diritto del lavoro e previdenziale.

Azioni di "pressione"
Considerato l'atteggiamento ostile verso il Cumulo sia dell'INPS che di alcune Casse, non è utile stare in silenzio ad aspettare che gli Enti Previdenziali si degnino di fare il loro lavoro, quindi innanzitutto far sentire la propria indignazione attraverso l'invio di PEC:
   – al Direttore della sede provinciale dell'INPS
   – alla Cassa Professionale di competenza.
Se non si riceve risposta, inviare PEC:
   – al Presidente INPS, prof. Tito Boeri
      ufficiosegreteria.presidenza@postacert.inps.gov.it
   – al Direttore Generale INPS, dott.ssa Gabriella Di Michele
      ufficiosegreteria.direttoregenerale@postacert.inps.gov.it
   – alla Direzione Centrale Pensioni INPS, dott. Luca Sabadini
      dc.pensioni@postacert.inps.gov.it
   – al Ministero del Lavoro e Politiche Sociali, Direzione Generale per le politiche previdenziali e assicurative
     dgprevidenza@pec.lavoro.gov.it
    (che dovrebbe esercitare un controllo sugli enti previdenziali).

Sebbene ai professionisti non piaccia l'esposizione mediatica, può essere utile ricordare qui che diversi giornali dedicano appositi spazi alle lettere dei cittadini che hanno subito torti a causa dell'inefficienza della pubblica amministrazione; ad esempio il Corriere della Sera pubblica il giovedì lettere inviate a "lettere@corriere.it" nella rubrica "Lo dico al Corriere". Questa pubblicità negativa non fa piacere ai vertici dell'INPS, che spesso sollecitano le sedi periferiche per una rapida soluzione.


Azioni legali (anche senza avvocato)
Messa in mora
Per "smuovere" l'INPS, una possibilità che hanno i dipendenti pubblici (che essendosi dimessi sono senza pensione e senza stipendio) è di diffidare l'INPS a pagare subito almeno il 90% della sua quota.
La diffida si basa sul diritto costuzionale alla pensione, garantito in tempi ragionevoli e non in quelli biblici dell'INPS, dalla legge n.140 del 28 maggio 1997, il cui art. 3 recita: "Il trattamento pensionistico dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche, è corrisposto in via definitiva entro il mese successivo alla cessazione dal servizio. In ogni caso l'ente erogatore, entro la predetta data, provvede a corrispondere in via provvisoria un trattamento non inferiore al 90 per cento di quello previsto, fatte salve le disposizioni eventualmente più favorevoli."
La diffida, o, più precisamente, la "messa in mora" non ha bisogno di avvocati e non comporta alcuna conseguenza negativa, né l'obbligo di proseguire l'azione legale, ma ha lo scopo di far sentire all'INPS l'esigenza di rispettare tempi decenti.
La posizione dell'INPS, che si rifiuta di applicare la legge n.140/1997 obiettando che non si applicherebbe alla pensione in cumulo in quanto pensione mista (pubblica + privata), è palesemente priva di fondamento in quanto la norma resta comunque valida per la quota di competenza INPS (con successivo conguaglio del 10% INPS e della quota di competenza della Cassa Professionale).
Clicca qui per scaricare un modello di messa in mora dell'INPS.

Ricorso amministrativo
Contro la mancata erogazione della pensione in cumulo e contro eventuali provvedimenti negativi il cittadino ha diritto di presentare un "ricorso amministrativo" (termine che qui significa un ricorso alla stessa amministrazione da cui si è subito un torto).
Nel ricorso deve:
– indicare il provvedimento che ritiene lesivo del proprio diritto;
– esporre brevemente la vicenda amministrativa che lo riguarda;
– individuare i motivi a sostegno della propria domanda;
– allegare eventuali documenti utili alla risoluzione della controversia.
Il ricorso deve essere sottoscritto dall'interessato o da un suo rappresentante cui sia stato conferito mandato.
Il ricorso può essere presentato online all’INPS attraverso il portale o tramite i patronati.
In linea generale il ricorso deve essere presentato entro il termine di 90 giorni dalla scadenza dei termini di risposta (90 giorni, quindi complessivi 180 giorni) o dalla data di notificazione del provvedimento che si intende impugnare; si badi però che questo termine non è perentorio.
La data di presentazione del ricorso amministrativo risulta dalla ricevuta che viene automaticamente rilasciata alla fine della procedura telematica.
In caso di rigetto, o di mancata risposta entro 120 giorni, dovrà allora essere effettuato (entro tre anni, pena di decadenza) un ricorso alla Corte dei Conti. Senza aver prima presentato il ricorso amministrativo non è possibile agire presso la Corte dei Conti.
Vi sono, però, dei casi in cui non è necessario effettuare il ricorso amministrativo per poter in seguito agire in tribunale:
– quando si presenta un ricorso d’urgenza (nel caso in cui il proprio diritto è minacciato da un pregiudizio grave, imminente ed irreparabile);
– quando la controversia verte solo sull’interpretazione da dare ad una disposizione di legge;
– quando si rilevano meri errori di calcolo nella determinazione delle prestazioni previdenziali; in questa ipotesi è comunque possibile presentare un’istanza all’Inps in autotutela, ferma restando la proponibilità dell’azione giudiziale.


Procedimenti giudiziari (con avvocato)
Nel caso in cui l’esito del ricorso amministrativo sia negativo o vi sia stato silenzio-rigetto, oppure nei casi in cui il ricorso amministrativo non sia necessario, è possibile avviare un procedimento giudiziale.
Il ricorso giudiziale deve essere inoltrato:
– al Giudice del Lavoro presso il Tribunale civile, per le controversie in materia di assicurazioni sociali a favore di lavoratori dipendenti e di lavoratori autonomi e professionisti (incluse le casse professionali) e per risarcimento danni per errore dell’Inps nella comunicazione delle informazioni sulla posizione contributiva;
– alla Corte dei Conti, per le controversie in materia di pensioni;
– al Giudice di Pace, per le controversie in materia di interessi e accessori.


Ricorso d'urgenza al Giudice del Lavoro
Qualora l'INPS persista nella sua inerzia, nonostante la "messa in mora", trascorso un mese da questa, i dipendenti pubblici possono citare l'INPS (tramite legale) con un ricorso d'urgenza, per ottenere, a titolo di pensione provvisoria salvo conguaglio, il 90% della quota INPS.
Il Tribunale competente è il Giudice del Lavoro territorialmente competente per l'ultimo luogo di lavoro.
Il ricorso d'urgenza, motivato dal disagio economico di stare mesi senza stipendio (per coloro che per chiedere la pensione si sono dovuti dimettere) e senza pensione, diversamente da altre situazioni non necessita di un preliminare ricorso amministrativo, ma necessita dell'assistenza di un avvocato (esperto in materia previdenziale).
Purtoppo non è possibile un'azione collettiva, ma solo azioni individuali.
Per presentare il ricorso è necessario aver già inviato la messa in mora.


Ricorso alla Corte dei Conti
Non è sempre chiaro quando ricorrere davanti alla Corte dei Conti e non davanti al Giudice del Lavoro.
La norma di rifermento è l’articolo 13 del Regio Decreto n.1214 del 1934: "La Corte dei Conti ... giudica sui ricorsi in materia di pensione in tutto o in parte a carico dello Stato o di altri enti designati dalla legge ...". Quindi se la pensione è erogata (in tutto o parte) dall'INPS la competenza è della Corte dei Conti.
La Corte dei Conti ha giurisdizione su tutte le questioni riguardanti il diritto alla pensione, la misura dell'assegno e la decorrenza del trattamento pensionistico. Nel caso di pensioni di reversibilità invece la competenza è del tribunale ordinario.
Il ricorso viene dichiarato inammissibile se non è stata formulata domanda amministrativa di riesame, dunque prima di presentare il ricorso è necessario presentare il "ricorso amministrativo".
Il processo pensionistico davanti la Corte dei Conti, regolato dal Decreto Legislativo n. 174 del 2016, ha una disciplina processuale in gran parte ispirata a quella del processo del lavoro, con un unico giudice ("GUP giudice unico pensioni") e tempistica simile.
Il ricorso deve essere notificato, come disciplinato dall’ articolo 14 punto 1-bis del Decreto Legge 669/96, a pena di nullità presso la struttura territoriale dell'INPS nella cui circoscrizione risiede l'interessato e depositato presso la segreteria della Corte dei Conti.
L'udienza dovrebbe avvenire entro i successivi 60 giorni e nella prima udienza il giudice dovrebbe tendenzialmente definire la causa e pronunziare la sentenza, dando lettura del dispositivo, salvo che non decida di fissare apposita udienza istruttoria per mezzi di prova richiesti dalle parti o disposti d'ufficio.
Il deposito in cancelleria della motivazione avviene entro quindici giorni, termine che può essere differito in misura non superiore a sessanta giorni.
Le sentenze di primo grado sono provvisoriamente esecutive.